Che figo l’assistente vocale! Ma i tuoi dati sono al sicuro? No
In questi strumenti per la casa si nasconde un rischio: i nostri dati vengono inviati alle aziende. Qui ti spiego che puoi difenderli con il regolamento GDPR
Uno dei regali tecnologici più fighi degli ultimi tempi sono gli assistenti vocali per la casa. Sto parlando di quei dispositivi che, collegati alla rete della propria abitazione, consentono di effettuare a distanza diverse operazioni: dalle più semplici (come far partire la propria canzone preferita) alle più interessanti (come accendere le luci di casa o azionare l’aspirapolvere robot). Ovviamente, per funzionare in questo modo, tutti gli oggetti devono essere predisposti ad interagire con l’assistente vocale. Bello, vero? Se stai pensando di rendere la tua abitazione una “casa intelligente” con oggetti di questo tipo, sappi che ciò nasconde dei pericoli per la tua privacy. In questo articolo ti spiegherò quali sono i rischi per i tuoi dati personali.
Con speaker e assistenti vocali si può controllare anche il riscaldamento della casa
L’assistente vocale, come forse già saprai, è una forma di intelligenza artificiale installata in uno speaker, una specie di piccola cassa come quelle usate per ascoltare la musica. Ce ne sono di varie tipologie e forme che ben si adattano al salotto di casa. Uno di questi è Amazon Echo, dispositivo che permette di dialogare con l’assistente Alexa. Un altro esemplare è Google Home. Come ti dicevo a questi dispositivi possono essere associati ha una varietà sempre più ampia di elettrodomestici e apparecchi di casa collegati a internet. Con possibilità molto comode: ad esempio, è possibile controllare il sistema di riscaldamento o raffreddamento dell’abitazione con un comando vocale.
Anche con gli smartphone possiamo controllare gli elettrodomestici come l’aspirapolvere robot
Se speaker e assistenti vocali sono tra le novità più recenti in materia di domotica (l’installazione di strumenti informatici e elettronici per la gestione dell’abitazione), anche lo smartphone negli ultimi anni ha iniziato ad offrire possibilità di controllare quello che succede in casa. Attraverso applicazioni per telefono specifiche potresti attivare elettrodomestici senza muovere un muscolo (a parte quelli della mano…). Basti pensare che da tempo alcuni aspirapolvere robot possono essere attivati tramite smartphone, magari mentre si è in ufficio oppure fuori al ristorante.
Comodità sì, ma a che prezzo? Semplice: i dispositivi “vogliono” i nostri dati
Dietro tutte queste comodità sempre più numerose c’è però una grande insidia. Mi riferisco alla sicurezza dei tuoi dati personali. Tutti gli strumenti che rendono la tua una casa intelligente devono essere sempre accesi e collegati a internet 24 ore su 24 per fornirti supporto. Per ricevere e rispondere alle nostre richieste, gli assistenti vocali hanno un microfono che può ascoltare in ogni momento quello che succede nella tua abitazione. E lo fanno anche quando non sono interpellati. In questo modo raccolgono un sacco di dati su di te, su quello che fai e su quello che succede tra le tue quattro mura.
I nostri dati vengono usati per realizzare prodotti e servizi sempre più adatti alle esigenze che esprimiamo nel nostro privato
Questi dati sempre più spesso vengono inviati alle fabbriche produttrici dei dispositivi, e poi vengono venduti alle grandi aziende che li studiano per creare nuovi prodotti e servizi che rispondono alle esigenze che tu, inconsapevolmente, hai rivelato parlando con tua moglie o i tuoi figli. In altre parole per finalità di marketing. Questa pratica sconosciuta a molte persone si chiama profilazione: praticamente viene creato un profilo dell’utente mediante l’identificazione e la raccolta dei suoi dati personali e delle sue abitudini specifiche. Ciò non significa per forza risalire al nome e cognome di una persona. Le informazioni più interessanti per un’azienda sono le azioni che fai. Certo, dallo studio delle nostre abitudini alla scoperta della nostra identità il passo può essere breve.
Come capire se i dispositivi possono inviare i tuoi dati? Leggi l’informativa del prodotto
Ma la domanda è: possono farlo? Sì, ma con il nostro consenso esplicito. Molti produttori ammettono che prelevano i nostri dati e lo segnalano nella sezione “Termini e condizioni” delle informative che si trovano nelle confezioni dei dispositivi. Altri non lo fanno e quindi si comportano in modo illegale. Ti chiederai: posso dire di no ed evitare la diffusione dei miei dati? La risposta è ancora sì. Ma c’è un piccolo problema: se non accetti quei “Termini e condizioni”, non puoi usare il dispositivo. Potremmo dire che è il prezzo da pagare per avere la comodità di non alzarsi dal divano e ordinare al nostro dispositivo “spegni la luce!”.
C’è un modo per riprendersi i propri dati: è il regolamento GDPR
A proposito di prezzi da pagare, le aziende ci fanno pagare questi strumenti sempre meno. Come mai? Alcuni ricercatori, come Anna Maria Mandalari dell’Imperial College di Londra, i prezzi scendono perché li paghiamo con i nostri dati.
Ok, ora sarai spaventato e ti chiederai: ma non posso proprio difendermi da questa pratica? In realtà sì. Il GDPR, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati dell’Unione Europea ti dà la possibilità, in quanto cittadino europeo, di chiedere a un’azienda quali dei tuoi dati ha preso, da quanto tempo li conserva e come li usa, ma anche di farli cancellare. Insomma, il tema non è poi così banale e semplice. Ed è per questo che per la protezione dei tuoi dati personali e della tua privacy, così come della tua rete internet di casa, è bene affidarsi a soluzioni serie e sicure. Se hai dubbi di questo tipo puoi sempre contattare Heronet per avere assistenza.

